HIGEA Human Immunoglobulins G tEsting Aliments

intolleranzeLe allergie alimentari IgG mediate possono essere definite come un insieme di condizioni clinicamente differenti per sede, tipo di alterazione e rilevanza del quadro clinico, tutte accomunate dalla presenza in circolo di elevati titoli di IgG dirette nei confronti di allergeni alimentari.

Sebbene non vi siano evidenze certe circa l’eziopatogenesi delle allergie IgG mediate, ossia circa le cause ed i meccanismi che determinano un’anomala produzione di IgG nei confronti di alimenti tollerati dalla maggior parte della popolazione, è stata comunque elaborata una convincente ipotesi.

Pare plausibile, infatti, che alla base di tale condizione vi sia un’alterazione del processo di degradazione degli alimenti a livello intestinale, per cui in alcune persone gli alimenti non verrebbero degradati fino a monomeri ma solo fino a macromolecole (soprattutto per quanto riguarda le proteine), ancora dotate di proprietà antigeniche.
Un altro importante meccanismo è rappresentato dal fatto che la barriera fisiologicamente rappresentata dalla mucosa intestinale non è in grado, in determinate occasioni, di fermare tali macromolecole e ne permette il riconoscimento da parte del sistema immunitario di cui è ricco il canale alimentare.
Non si conoscono con esattezza i meccanismi che possono determinare tale alterazione a carico del processo di degradazione degli alimenti introdotti, ma è verosimile che condizioni anche diverse, quali acloridia o iopocloridia gastrica, alterazioni della mucosa gastrointestinale secondaria a patologie gastroenteriche, immaturità del sistema immunitario e molte altre, possano giocare un ruolo in tal senso.

Questa ipotesi pare essere indirettamente confermata dall’osservazione che nei bambini, per i quali è fisiologica una maggior permeabilità della mucosa intestinale al contenuto del lume, le allergie alimentari IgG mediate presentano una incidenza maggiore.

Diagnosi


 

La diagnosi delle intolleranze alimentari ha rappresentato, e rappresenta tuttora, un problema di difficile risoluzione, al punto che la reale incidenza di queste condizioni nella popolazione è stata a lungo ampiamente sottostimata.

Solo recentemente, sulla base di lavori sperimentali che dimostrano la correlazione patogenetica tra presenza di IgG e disturbi a carico di differenti organi ed apparati, si è iniziato a sospettare che le intolleranze alimentari siano in realtà ben più frequenti di quanto si ritenesse in passato, come è stato in realtà confermato da studi clinici condotti su popolazioni di pazienti affetti da disturbi cronici.
Benché sia ormai nota la possibilità che pazienti affetti da uno o più disturbi cronici possano essere affetti da allergia alimentare IgG mediata, la diagnosi di questa condizione sul singolo paziente e, ancor più, l’individuazione degli alimenti nocivi rimangono un problema notevole.

Le ragioni di questa difficoltà trovano fondamento nelle caratteristiche stesse di questa forma di allergia alimentare. Infatti, contrariamente a quanto accade nelle allergie alimentari IgE mediate, nelle forme IgG mediate vi è una caratteristica latenza tra l’assunzione dell’alimento e la comparsa dei disturbi, in relazione alla diversa cinetica di sintesi e rilascio delle IgE e delle IgG, innanzitutto, e ai differenti meccanismi con cui i due diversi isotipi inducono danno tissutale.
La produzione ed il rilascio delle IgE vengono innescate poche ore dopo l’assunzione di un determinato alimento, e poiché esse innescano una reazione immunologica immediata, la comparsa dei disturbi è precoce (entro 8-10 ore dall’assunzione dell’alimento). La produzione delle IgG, invece, richiede tempi più lunghi per determinare la comparsa di titoli significativi. Inoltre, le IgG agiscono soprattutto attivando meccanismi di danno mediati dalla presenza di immunocomplessi, ed è pertanto necessario che si raggiunga una sufficiente presenza di tali immunocomplessi in uno o più tessuti dell’ospite perché si abbia la comparsa di una sintomatologia.
Appare perciò evidente come nelle allergie alimentari IgG mediate vengono a mancare sia la correlazione temporale stretta tra assunzione dell’alimento e comparsa dei disturbi, sia la caratteristica di “tutto o nulla” propria delle forme IgE mediate.

In queste forme, infatti, se una persona è sensibilizzata nei confronti di un allergene alimentare, la sua introduzione determinerà sempre, in breve tempo, la comparsa di un disturbo, senza correlazione dose-effetto, ossia indipendentemente dalla quantità dell’alimento introdotto o dalla frequenza con cui ciò avviene. Allo stesso modo, la sospensione dell’assunzione dell’alimento determina una rapida remissione.
Nelle forme IgG mediate, invece, coerentemente con quanto osservato sopra, non solo la comparsa dei disturbi è tardiva, ma è condizionata, nella sua severità e nella persistenza dopo sospensione dell’assunzione dell’alimento, dalla quantità di alimento introdotta e dalla frequenza con cui avviene l’assunzione, parametri che determinano la quantità di immunocomplessi che si localizzano a livello del tessuto.

I pazienti affetti da disturbi sostenuti da allergia alimentare IgG mediata presentano una storia clinica che riflette pienamente le considerazioni biologiche e fisiopatologiche esposte. Questi pazienti, infatti, lamentano da tempo la comparsa di uno o più disturbi presenti la maggior parte dei giorni di un mese, tali quindi da essere considerati cronici.

L’eventualità di una correlazione con l’alimentazione non viene di solito presa in considerazione, in quanto nessuna associazione temporale di causa-effetto può essere stabilita. L’assunzione ripetuta dell’alimento in questione, anche a basse dosi, ma comunque periodica, perpetua il disturbo mantenendo i titoli di IgG intorno ad un valore elevato.
Risultano perfettamente comprensibili, in tale contesto, le difficoltà a porre diagnosi di allergia alimentare IgG mediata di fronte ad un disturbo cronico. Né l’anamnesi né l’esame obiettivo sono di valido aiuto, e ciò spiega il motivo per cui è stata sottostimata l’incidenza di tali condizioni al punto di porne in dubbio la reale esistenza.

Ciò ha influito negativamente anche sulla disponibilità di esami diagnostici accurati: solo recentemente infatti, di fronte ai dati sulla loro diffusione, si è acceso l’interesse da parte delle società produttrici di prodotti diagnostici che rappresentano l’unico approccio possibile al problema della diagnosi delle allergie alimentari IgG mediate.

Con questo esame è possibile testare un pannello di 40 alimenti ed uno di 93

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